Il 2022 è stato l’anno più caldo da quando esistono misure affidabili delle temperature globali e probabilmente sarà il più freddo di molti anni a venire. L’Earth overshooting day, cioè il giorno che segna il momento in cui l’umanità ha consumato le risorse dell’intero pianeta, è arrivato in anticipo rispetto al 2021. La tendenza è questa: un pianeta più caldo, eventi catastrofici sempre più frequenti, ampie zone della Terra che diventeranno progressivamente invivibili. Sono eventi che sono già capitati nella lunga storia della Terra, ma questa è la prima volta che tali cambiamenti epocali e globali hanno una causa diretta e identificabile: noi umani. 

L’emergenza climatica mette a rischio la vita di milioni di persone che sono e saranno costrette a migrare per trovare luoghi più adatti alla sopravvivenza. Pone quindi enormi problemi sociali, globali, economici di giustizia, di equilibri tra mondo povero e mondo ricco. È una crisi che non stiamo affrontando con il giusto piglio e di cui i giovani sono le vittime più dirette ed evidenti, sebbene siano poco responsabili della situazione.

Un problema complesso, globale, multidimensionale, che non ha soluzioni facili

Le attuali questioni scientifiche e tecnologiche sono tutte così. 

La maggior parte dei problemi di oggi condivide caratteristiche simili con l'emergenza climatica: ha un contenuto scientifico sostanziale e un grande impatto sulla nostra vita a livello sociale, economico ed etico. Allo stesso tempo la scienza moderna è caratterizzata da un alto grado di incertezza in cui i confini non sono precisi né esistono risposte chiare. Complessità è la parola chiave.

È necessario che tutte le parti interessate – scienziate/i, responsabili politici e decisionali, media, operatori economici, cittadine/i (comprese/i bambini/e e giovani) – siano coscienti di questa complessità e cooperino nel prendere decisioni e fornire soluzioni.

Come facciamo a portare questa scienza a scuola? 

Come facciamo ad affrontare questioni che per la loro natura possono innescare controversie? Come possiamo costruire un sano ambiente di confronto e discussione evitando le polarizzazioni?

Fin dall’inizio degli anni Duemila sono stati sviluppati diversi metodi di dialogo e discussione su questioni relative alla scienza e alla tecnologia e al loro intreccio con tematiche economiche, sociali ed etiche. Questi metodi sono nati inizialmente nei musei della scienza e sono stati poi testati in diversi contesti, compresa la scuola e in generale l’ambito educativo.

Tra questi metodi partecipativi vi sono i cosiddetti giochi di discussione o giochi deliberativi: sono dei “giochi” (spesso con carte da gioco vere, regole semplici e tempi stabiliti) che hanno come scopo quello di deliberare su questioni scientifiche e tecnologiche complesse. Sono pensati per favorire la discussione tra le/i partecipanti, in un processo di confronto di idee e, allo stesso tempo, di apprendimento di fatti, dati e concetti.

I giochi di discussione sono stati ampiamente utilizzati sia nell'istruzione formale sia in quella informale e hanno diversi scopi:

  • fornire informazioni;
  • aiutare le persone a formulare un'opinione ed esprimerla;
  • riflettere sulle convinzioni, sui valori o sulle considerazioni su cui si basano le diverse opinioni;
  • proporre un modello di discussione approfondito, inclusivo e democratico.


Democs

Il primo gioco di discussione è Democs (Deliberative Meetings Organised by Citizens), ideato nel 2001 dalla New Economics Foundation (UK) con l'obiettivo di discutere sulle cellule staminali attraverso uno strumento che ha reso protagonista il pubblico. Il fatto che sia un gioco di carte con regole semplici e familiari mette le persone a proprio agio. Non c’è un vincitore, e questo forse è un altro elemento che facilita il confronto pacifico e non conflittuale.

Playdecide

L'evoluzione di Democs è Playdecide, creato tra il 2004 e il 2007 nell'ambito del progetto europeo FUND (coordinato da ECSITE, rete europea di centri scientifici e musei). È passato gradualmente dall'essere uno strumento utilizzato nei musei della scienza per creare forum di discussione a un processo di democratizzazione e co-creazione da parte delle comunità. Playdecide è un gioco di carte per gruppi fino a 7 persone, che può essere scaricato dalla rete (clicca qui >>). 

Dura circa un'ora e venti minuti, al termine dei quali gli attori scelgono tra diverse politiche di gestione della ricerca su molti temi di attualità: cellule staminali, AIDS, nanotecnologie, emergenza climatica, xenotrapianti, neuroscienze e test genetici. Il gioco è stato tradotto in molte lingue ed è stato (ed è tuttora) provato da centinaia di migliaia di persone. Per utilizzare Playdecide non è necessario alcun aiuto: qualsiasi gruppo di persone può giocare in autonomia, seguendo le regole pubblicate online.

Una nuova forma di educazione: il discussion based learning

Oggi esiste una branca dell'educazione chiamata appunto apprendimento basato sulla discussione (discussion based learning): è un approccio attivo che si concentra sull'apprendimento di conoscenze, abilità e attitudini attraverso il dialogo e la discussione finalizzata, piuttosto che su un approccio passivo basato su lezioni, letture e memorizzazione. Consente agli studenti e alle studentesse di considerare e analizzare dati e prove, valutare i rischi e prendere decisioni informate. È particolarmente utile quando gli argomenti da trattare sono complessi e controversi.

Esistono altri metodi per implementare l'apprendimento basato sulla discussione: alcuni sono difficili da organizzare (giochi di ruolo), altri polarizzano le posizioni (debate), altri ancora possono sfociare in discussioni inconcludenti. I giochi di discussione offrono lo strumento giusto perché forniscono l'ambiente, i materiali, le regole, i tempi stabiliti e un obiettivo da raggiungere (la deliberazione finale).

Benefici per docenti e classi

Per valutare l'impatto dell'apprendimento basato sulla discussione, Democs ha adattato alcuni dei giochi destinati al pubblico generale per le scuole e ha valutato oltre 1000 studenti e i loro insegnanti, ottenendo una serie di vantaggi per entrambe le categorie.

Benefici per gli studenti e per le studentesse:

  • maggiori conoscenze su fatti, concetti e terminologia scientifica;
  • capacità di valutare l’impatto di uno sviluppo scientifico sulle persone, sulle comunità e sull’ambiente;
  • capacità di presentare le informazioni, sviluppare una discussione basata su fatti e elaborare delle conclusioni;
  • capacità di interpretare e criticare idee scientifiche;
  • maggiore consapevolezza dei benefici degli sviluppi scientifici e tecnologici e dei rischi associati.


Benefici per gli e le insegnanti:

  • capacità di sostenere una discussione su temi tecnici e complessi;
  • maggiore flessibilità e informalità nella discussione che favoriscono la partecipazione di tutti;
  • possibilità di coinvolgere gruppi o studenti difficili o che non sono solitamente interessati ai temi scientifici;
  • poco costoso e quindi sostenibile.

Questa introduzione è un invito a sperimentare questo metodo utilizzando le risorse a disposizione. È sorprendente come uno strumento così semplice, eppure per niente banale, riesca nelle situazioni più disparate a dare voce a tutte le persone, che si sentono così ascoltate, valorizzate e stimolate a creare interazioni sane. Questo può essere il punto di partenza per mettere al centro gli studenti e le studentesse e permettere loro di imparare gli uni dagli altri, creando delle proprie opinioni e condividendole. Il tutto in un contesto non intimidatorio e molto creativo.


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